- stato delle “indisponibilità didattiche” dei ricercatori strutturati nelle facoltà del Politecnico, a Torino e in Italia
- proposte di adesione alla mobilitazione nazionale ed alle proteste contro il DDL indette dai ricercatori strutturati e alla mozione aggiuntiva dei precari
- stato del Tavolo di concertazione con l’Ateneo e la Regione
- risposte alle richieste di bandire i concorsi al Politecnico

L'idea di un cineforum nasce dalla voglia di rendere il nostro ateneo un luogo non soltanto di studio ma anche di scambio di idee ed opinioni. La visione di un film non è solo un momento di svago ma, anche, occasione di dibattiti e discussioni, che di certo non possono scaturire durante le ore di lezione.
I film proposti non sono stati scelti in base alla data di produzione o al genere, ma si è più che altro prestata attenzione ai temi trattati: si parte dalla storia dei “bastardi”, diretta con l'irriverenza di Quentin Tarantino, da cui prende anche il nome il cineforum. Le Gamaar, infatti, è il nome del teatro che ha un ruolo centrale nel film, simbolo dell'unione delle lotte contro il sistema.
Si proseguirà con la storia di Sacco e Vanzetti, raccontata con la maestria di Gian Maria Volontè, passando per la satira pungente di Elio Petri in Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto e La classe operaia va in paradiso. Ognuno di questi film, seppur con tagli differenti, affronta tematiche sempre attuali, problematiche mai risolte, lasciando largo spazio al dibattito.
Consulta la nuova sezione cineforum per maggiori info.


GIOVEDI 22 APRILE 2010
Sciopero dei lavoratori e delle lavoratrici del Politecnico di Torino
ore 10 concentramento nel cortile centrale del Politecnico!
Nell’ultima settimana di marzo si sono svolte cinque Assemblee che hanno registrato un’altissima affluenza, in tutte le sedi del Politecnico. In tutte le Assemblee, al termine di un partecipato dibattito, è stato approvato quasi all’unanimità (si sono registrati unicamente un parere contrario e due astenuti) un ordine del giorno che oltre a riconfermare gli obiettivi che sono stati alla base delle mobilitazioni degli ultimi tempi, ha dato mandato alle RSU di indire uno sciopero di due ore entro il mese di aprile.
Nell’incontro di trattativa del 31 marzo l’Amministrazione ha riconfermato la sostanziale chiusura rispetto a tutte le richieste sindacali, con un atteggiamento che mette a rischio quel “senso di appartenenza al Politecnico” sempre dimostrato dal personale tecnico, amministrativo e bibliotecario.
Basti pensare che quasi a “voler marcare” simbolicamente l’indisponibilità ad una seria trattativa non è stato ritenuto opportuno, come richiesto con largo anticipo dalle RSU, fornire la documentazione relativa all’incontro del 31 marzo (che è stata poi fornita qualche giorno dopo).
Le RSU hanno quindi avviato, come da mandato ricevuto dalle Assemblee, la procedura per la proclamazione di un primo sciopero previsto per GIOVEDI 22 APRILE dalle ore 10 alle ore 12.
Questi in sintesi gli obiettivi dello sciopero:
- Progressioni Economiche Orizzontali (PEO) Applicazione dell’accordo del 16 luglio 2009 che prevede la progressione per tutto il personale che ne ha maturato il diritto.
- Progressioni Economiche Verticali (PEV) Applicazione dell’accordo del 3 aprile 2007 che prevede ancora bandi per 94 posizioni da C e da D e per 32 posizioni da EP
- Stabilizzazioni Mantenimento del principio di “graduale politica di scorrimento e progressivo consolidamento” ed applicazione dell’art. 22 comma 5 de CCNL per le stabilizzazioni di tutti i tempi determinati che hanno già svolto una procedura selettiva. Una particolare attenzione e provvedimenti concreti per tutta la questione “precariato” (sia il nostro sia quello dei ricercatori precari) che parta dall’assunto che i precari sono una risorsa e non una zavorra. Infatti da molti anni i lavoratori precari sono parte fondamentale dell’Università italiana. Tengono corsi, fanno ricerca, gestiscono insieme a docenti, ricercatori ed al personale tecnico-amministrativo strutturato laboratori e servizi per la didattica e per la ricerca. Tutto nel segno della precarietà, tra diritti negati e doveri imposti.
- Calendario 2010 Ritiro del comunicato unilaterale del Direttore Amministrativo. Definizione di:
- Regole uniformi per tutte le strutture dell’Ateneo
- Istituzione di una “ banca ore individuale”
- Calendario delle chiusure 2010 condiviso con le RSU
- Sedi decentrate Salvaguardia delle sedi di Alessandria, Biella, Mondovì, Vercelli e Verres con caratterizzazione in termini di ricerca, trasferimento tecnologico, servizi al territorio e attività formative quali Master e percorsi formativi professionalizzanti (IST) ed attraverso l’individuazione di obiettivi che garantiscano collocazioni certe delle sedi e rispetto delle aspettative del territorio e del personale.
- Processo di riorganizzazione del lavoro e delle strutture del Politecnico Ritrattazione del decreto unilaterale di riassetto organizzativo dell’Amministrazione Centrale e sospensione dei processi di accorpamento dei Dipartimenti ed avvio di un contestuale confronto sugli obiettivi e sugli strumenti di un modello organizzativo condiviso.
A queste motivazioni si aggiunge la questione del pagamento del FUA 2010 senza alcuna pretestuosa applicazione di “decreti Brunetta” o altre insulsaggini simili.
Giovedì 22 aprile ore 10 concentramento
nel cortile centrale del Politecnico!
L’Amministrazione continuerà sulla strada del mancato rispetto degli accordi sottoscritti, dei provvedimenti unilaterali e di dichiarazioni a cui non segue nulla di concreto … ma le conviene e soprattutto conviene al Politecnico?
Certi che tutto il personale, anche docente e ricercatore, possa condividere questi obiettivi che muovono nella direzione di operare per costruire percorsi condivisi per continuare a fare del Politecnico una Università Pubblica con servizi di qualità e, al contempo, migliorare le condizioni di lavoro e professionali del personale, invitiamo a mantenere impegno collettivo e continuità e a sostenerci come avete fatto finora
Rappresentanze Sindacali Unitarie Politecnico di Torino

Aperitivo e Mostra informativa Martedì 23 Marzo
Un'altra occasione per ribadire l'importanza degli spazi autogestiti all'interno del Politecnico, in questo ateneo di aule e corridoi dove è negata la socializzazione e la condivisione di spazi e idee fra studenti e lavoratori, perché pericolosa agli interessi dell'amministrazione.
La censura e il controllo come metodo di governo, anche all'università: rettore, prorettore e burocrati chiudono gli spazi autogestiti dagli studenti e moltiplicano le telecamere nei corridoi e nelle aule.
Aumentano intanto gli sconfinati spazi universitari concessi a aziende e multinazionali.
Anche in università arriva così un fetore diffuso di gestione antidemocratica di ciò che è di tutti e scomodo ai potenti, un clima in cui si inseriscono anche l'avviso di sfratto e la recente perquisizione alla sede di Radio Blackout, storica radio libera torinese che dagli anni Novanta da voce a tutte le realtà sociali che resistono, ostacolate dalle istituzioni e scartate o ignorate dai media tradizionali.
ColPo

Oggi 25 febbraio alle ore 17 davanti alla sede del Politecnico di Torino, corso Duca degli Abruzzi 24, è avvenuto l'ennesimo atto di repressione da parte della polizia e di violazione del diritto costituzionale di poter manifestare il proprio pensiero. E' rimasto appeso solo per alcuni minuti uno striscione che citava “NON POTETE FERMARE IL VENTO POTETE SOLO FARGLI PERDERE TEMO, BASTA CENSURA E REPRESSIONE, LIBERTA' PER I COMPAGNI” firmato collettivo politecnico.
Lo striscione è stato fatto sparire tempestivamente da due agenti della digos, a testimonianza del clima che il questore & company stanno cercando di instaurare in città.
La libertà di espressione non può essere fermata, un nuovo striscione ha subito rimpiazzato il precedente, di stoffa ce n'è tanta e di bombolette a volontà.
ColPo
Diversi fatti fanno pensare che il “momento elettorale” non sia il teorico momento culmine dell'espressione democratica di questa società, ma piuttosto il momento della resa dei conti in cui le cricche sociali non risparmiano alcun colpo per conservare il loro potere.
Come dimostrato giorni fa con i pestaggi della polizia in Val di Susa, il sangue e le vite delle persone valgono molto meno degli interessi di questi signori.
Sono così partite martedì notte le 23 perquisizioni, i 3 arresti “cautelari” in carcere e altre 3 custodie ai domiciliari contro l'ennesimo capro espiatorio dipinto da media e funzionari di Stato come nemico pubblico, contro cui scagliare l'indignazione pubblica.
E' la “giusta” distrazione in periodo elettorale per distogliere i pensieri dei cittadini da questi tempi bui della società, in cui la depravazione di istituzioni senza valori né orizzonti non cessa di produrre disagio sociale, emarginazione e povertà.
Si accusano, così, ingiustamente persone che non esitano a difendere e a lottare per quei valori di giustizia sociale, libertà e antirazzismo. Valori di cui noi tutti dovremmo sempre essere fautori.
Invece già in autunno lo stesso pm Padalino, firmatario dell'attuale operazione, aveva costretto alcune di queste persone al regime di sorveglianza speciale, misura nata nel ventennio fascista, che prevede la limitazione della libertà personale e dei diritti di cittadinanza.
La Corte d'appello aveva successivamente annullato il provvedimento in quanto le uniche attività attribuili a queste persone erano solo riconducibili ad una militanza politica e dunque inerenti alla sfera della libertà personale, non ad un fatto di incolumità pubblica.
Per queste ragioni riteniamo che quella che dovrebbe sembrare un'operazione di Giustizia non sia altro che un'operazione mediatica, creata ad hoc per la campagna elettorale, che fomenta un clima di repressione e giustizialismo ad uso e consumo di politici a caccia di voti. A ciò si aggiungono le calunniose drammatizzazioni della stampa che cerca la spettacolarizzazione da cronaca nera, che nascondono la verità al fine di compiacere i potenti e ingannare la gente.
Quanto al procuratore capo Caselli, constatiamo che nessuno strumento sia da egli risparmiato per annientare politicamente realtà di lotta cittadine, dall'onda studentesca ai gruppi anarchici, attraverso il solito clima da “caccia alle streghe”.
Nel nostro paese, ormai, la legalità del sistema viene propinata come il Giusto alla maggioranza della popolazione, abbindolata dalle belle favole raccontate da politici interessati a mantenere una situazione di disinteresse e assopimento, utile solo a difendere i propri interessi. Allo stesso modo tutte le voci di dissenso che si oppongono a questa legalità vengono considerate come ingiuste.
Viviamo, dunque, in un mondo in cui i concetti di legalità e giustizia si sovrappongono e si confondono pericolosamente, dove politiche razziste che prevedono la reclusione di migranti nei CIE sono accettate e considerate legali, mentre qualsiasi opposizione ad esse viene criminalizzata.
In questo clima si inseriscono anche l'avviso di sfratto e la perquisizione alla sede di Radio Blackout, storica radio libera torinese che dagli anni Novanta da voce a tutte le realtà sociali che resistono, ostacolate dalle istituzioni e scartate o ignorate dai media tradizionali.
E' l'ennesimo atto di censura da parte di un'amministrazione che trova sempre più difficoltà a gestire un malcontento dilagante che prende ogni giorno forma nelle lotte studentesche e dei lavoratori, nel movimento NoTav, nelle lotte dei migranti e nella difesa degli spazi occupati.
Esprimiamo dunque la nostra solidarietà ai compagni arrestati e perquisiti, alla redazione di Radio Blackout e avvisiamo partiti e questura che non ci sarà censura né repressione che fermerà la nostra voglia di libertà e le nostre lotte.
Le maschere che nascondono i loro sporchi affari presto cadranno!
Col.Po – Collettivo Politecnico
Nel pieno della campagna “spegni la censura, accendi blackout!”, ad un mese dalla scadenza prevista del contratto d’affitto con cui Chiamparino cerca di mettere a tacere una storica voce libera e indipendente della città, Radio Blackout subisce questa mattina un nuovo attacco censorio e intimidatorio.
Con la scusa di un’operazione di polizia inconsistente, volta a criminalizzare l’Assemblea Antirazzista Torinese, che da mesi organizza appuntamenti pubblici di protesta contro l’orrore dei centri di identificazione ed espulsione, la radio viene di fatto sequestrata per più di 6 ore, impedendoci di andare in onda con il nostro consueto palinsesto di quotidiana contro-informazione. Per più di un’ora è stato anche staccato il segnale radio. Messi sotto sequestro apparecchiature informatiche fondamentali per la quotidiana attività della radio.
La nuova “grande operazione”, fatta di 23 perquisizioni, 3 arresti “cautelari” in carcere e altre 3 custodie ai domiciliari è costruita, ancora una volta, su reati di scarsissima rilevanza penale: insulti, reati contro il patrimonio, resistenza e violenza a pubblico ufficiale e una generica associazione a delinquere. Tre dei colpiti da questi provvedimenti sono nostri redattori. A ordire la trama contro i “nemici pubblici”, il sostituto Pm Andrea Padalino, già salito agli onori delle cronache per la proposta razzista di rendere obbligatorie le impronte digitali per gli/le immigrati/e.
Radio Blackout non si è mai sottratta dal denunciare pubblicamente con la propria attività informativa le ossessioni xenofobe di questo pubblico ministero. Non ci stupisce che con la dilatata perquisizione mattutina della nostra sede (e con l’operazione tutta) il Pm in odore di carriera cerchi anche una personale vendetta.
L’indagine si sgonfierà presto, il tutto si risolverà ancora una volta in un nulla di fatto. Ma intanto, attraverso la scusa di misure “cautelari”, s’imprigionano e zittiscono le voci scomode. Per parte nostra diamo tutta la nostra solidarietà agli arresati e denunciati. Come mezzo di comunicazione libero e indipendente denunciamo la pretestuosità di un attacco che giudichiamo censorio e intimidatorio. Un attacco che, guarda caso, cade in un momento particolare della vita di Radio blackout e della stessa città di Torino. Mentre si preparano le elezioni regionali e l’ostensione della sindone, le contraddizioni che attraversano la città e il territorio circostante restano tutte aperte: crisi, disoccupazione,casse integrazione che volgono al termine, l’opposizione popolare all’Alta Velocità, le ribellioni dentro i Cie, il massacro della scuola pubblica. Si cerca insomma di normalizzare una delle poche voci libere della città.
Ma Radio Blackout non si fa intimidire e rilancia: la data di scadenza sul tappo continuiamo a non vederla… Spegni la censura, accendi Blackout!
La redazione di Radio Blackout


