Ieri, venerdì 8 gennaio è stato rioccupato L'Ostile, sgomberato dopo violente cariche nelle ultime settimane di dicembre.
Questa sera festa di inaugurazione!
Sempre in via Pinerolo angolo corso Vercelli.
riprendiamo le ostilità
SEDE: Via A.Cecchi 21/a, Torino
Venerdi 22 gennaio presso El Paso Occupato serata benefit Radio Blackout
-Presentazione del libro Da Comiso alla Maddalena, un libro autoprodotto di Guido
Crik. Reading con musica dal vivo (sassofono Bruno Croari- chitarra Cesare
Minardi- voce Guido Crik)
-A seguire concerto con i Lou Seriol (musica occitana)
c/o El Paso Occupato, via Passo Buole 47 Torino
Ora di inizio dei concerti: 23:00
Ingresso con sottoscrizione
Venerdì 22 gennaio 2010 a partire dalle ore 23, presso El Paso Occupato, vi sarà la presentazione del libro Da Comiso alla Maddalena, un’autoproduzione di Guido Crik. Di che cosa si tratta si legge subito nella premessa "... non proprio un classico libro, sarebbe più corretto parlare di un mosaico d'avvenimenti riportati da un cronista atipico... una narrazione che copre un arco di tempo dal 1980 al 2009, quasi 30 anni di cui 27 passati e 2 a venire". La Bassa Romagna degli anni '80, la Berlino del muro, l'Università occupata, la Sardegna, l'impegno contro la guerra e la memoria storica con tutta la sua importanza. Per l’occasione il libro verrà presentato con un reading con musica dal vivo.
L'università è un luogo di precarietà e sfruttamento
Scendiamo in piazza l'11 dicembre
contro tagli, precarietà e riforma
una sola certezza la nostra lotta

Comunicato di RadioBlackout di risposta all'ordine di sfratto, di denuncia della situazione di difficoltà e censura in cui è stata messa l'emittente.
Ci spieghino lor signori Assessori, Tecnici, Governanti, Sindaci.
Ci spieghino “l’incompatibilità” con il progetto di riqualifica dell’area che ora ospita Radio Blackout e la sua Associazione.
Ci spieghino come sia possibile che un progetto di riqualifica sponsorizzato da una privata Associazione umanitaria (2009 – 02539/050 HUB MULTICULTURALE VIA CECCHI – FONDAZIONE VODAFONE ITALIA – FONDAZIONE UMANA MENTE) che si dice operante nel sociale, finanziata da uno dei pilastri della comunicazione sia “incompatibile” con il progetto già esistente, vivo e funzionante, da anni inserito nel contesto urbano, di una radio.
Radio Blackout, una radio no profit, volontaria, autogestita, che non gode né di finanziamenti pubblici né privati, ma vive solo dei propri mezzi, del frutto dell’impegno di chi la radio la forma e la fa giorno per giorno, negli eventi pubblici e non. Una radio che vuole dare voce a tutte le lotte sociali, alle minoranze dimenticate e in lotta, a tutti gli scartati dai media tradizionali, dall’indubbiamente manipolata “informazione pubblica”. Pochi peli sulla lingua, molta sostanza, molto realismo, concretezza e cinismo. Per farla breve, diciamo le cose come stanno, senza intermediazioni, senza editori o spinte e strattoni di alcun tipo.
Ce la spieghino “l’incompatibilità”. C’è già un ossimoro nel negare compatibilità tra un mezzo di comunicazione sociale ed una pioggia di denaro per mano di un grande ente operante nella comunicazione.
Ce la descrivano “l’incompatibilità”. A noi pare evidente: o ci sono altri piani su quest’area e su di noi, oppure l’associazione umanitaria di cui sopra non opera realmente secondo quelle che sono sulla carta le sue etichette, i suoi scopi fintamente sociali che consentono le vittorie dei suoi bandi. Lungi da noi negare quell’elemento di pregio durevole, puro, vitale, privo di spese per l’onesto cittadino, che cambieranno il volto al sociale che saranno questi futuri misteriosi HUB. Come dimenticare del resto il successo incalcolabile e gli infiniti introiti (non solo monetari, quanto più in termini di integrazione e arricchimento culturale e sociale) dei centri TO&TU.
Già, come poter negare. Già. Che fine hanno fatto? Chi se ne è accorto?
Ma non ci preoccupiamo di avere risposte, del resto, la realtà è sempre più opinabile.
Facciamo un breve salto nel passato.
1992, Radio Blackout, 17 anni fa, un appartamento di via S.Anselmo, lo sfratto dal privato possessore, la ricollocazione pubblica (inconciliabile per aspetti formali secondo le leggi vigenti ma voluta dalle istituzioni stesse) in un decadente appartamento in zona Crocetta, via Antinori. Anni di burocrazie e carte, incontri e reali incompatibili proposte (mirabolante il proporci di trasferirci a trasmettere a Moncalieri, fuori dal comune, fuori dalla portata del nostro ripetitore, che opera solo su Torino e cintura, ma che non copre per limiti tecnici la zona sud). Anni di trafile, un debito saldato tramite fideiussioni personali per ottenere l’assegnazione dello stabile di via Cecchi, un prestito collettivo a 4 zeri con garanzie personali per proteggere un’idea e la sua realizzazione.
Infine, nel 2009, siamo “incompatibili” con il sociale.
Incompatibili, lo siamo senza aver mai chiesto una sovvenzione (a differenza di molti altri). Senza aver mai ricevuto soldi pubblici cittadini. Il solo sgravio, quello dell’affitto, ricevuto perché compatibile come realtà secondo quelli che sono i canoni che voi stessi avete stabilito. Senza aver mai chiesto soldi e finanziamenti, con oltre 25.000 euro di spese e ore di lavoro non retribuite per rendere agibile un posto che ammuffiva al disuso, un intero cortile ora in balia a macerie varie e alla ruggine del ferro delle economiche installazioni per le olimpiadi. Uno stabile occupato da uffici non più operativi da anni, occupati da due stanchi impiegati che dormivano alle scrivanie, in attesa di ricollocazione. Un posto, che abbiamo colorato e attivato, sede viva e vitale di innumerevoli iniziative aperte al pubblico, aperte al quartiere, senza chiedere soldi in cambio.
Ci spieghino se sono i 15.000 euro risparmiati dal nostro affitto non commerciale a renderci “incompatibili”.
Ci spieghino, chi di dovere, l’incompatibilità nostra nei confronti della vostra non-spesa così come ci spieghino, parlando di cifre, dei 400.000 euro stanziati per il capodanno in piazza che non si farà (c’è la crisi), ma sappiamo tutti benissimo che quei maledetti 400 andranno spesi, nel bene e nel male.
Ci spieghino i fondi elargiti a innumerevoli associazioni (cifre che raggiungono i 5 zeri) che nel concreto fatichiamo a vedere come altrettanto vitali e propositive. Qualcuno si accorge di quel che viene fatto a spese di tutti? Non stiamo parlando di cifre da caffè al bar o pacchetti di sigarette e sinceramente, motivarlo con pezzi di carta chiamati “relazioni” che testimoniano un operato che nel concreto non si vede, risulta difficile motivare tali altisonanti cifre.
Ci spieghino come facciano ad esserci praticamente sempre le stesse scintillanti Luci d’Artista e il loro costo si impenni di anno in anno.
Ci spieghino se è lecito nella Torino Medaglia d’Oro alla Resistenza e nell’Italia antifascista e che ripudia il fascismo, assecondare senza colpo ferire, anzi con interesse e “nessun pregiudizio di sorta” la volontà d’assegnazione di spazi sociali per attività culturali e ricreative, ai giovani di destra; quella stessa destra che tranquillamente esprime cultura e sociale nei comizi di Roberto Fiore (per la cronaca, leader di Forza Nuova emanazione presente della Terza Posizione. Qualcuno ricorda la strage di Bologna, i NAR, il terrorismo di destra e da dove arrivano certi signori?). Nessun problema di “incompatibilità” ci mancherebbe, sarebbe pregiudizio antifascista, vogliamo forse negare la “cultura” di Destra, progetto Zeronove e Casa Pound?
Ci spieghino come dover giudicare il fatto di ricevere notizia della decisione di revocare l’affitto dalla lettura di un sito internet, senza aver ricevuto alcuna comunicazione da parte del comune. O forse dovevamo intendere le interviste e le dichiarazioni di sindaco, assessori e consiglieri sulle varie veline cittadine, nelle quali ci si scagliava contro qualsivoglia realtà antagonista, non ultima Radio Blackout, come comunicazione ufficiale e notifica.
Il clima di sicuro non è quello dei giorni di festa, per quel che ci riguarda.
Non ci cambiano la giornata 2 concerti in piazza gratuiti all’anno offerti dal comune (che prende le offerte dei cittadini), tanto meno le luci di natale, o roboanti progetti di associazione di associazioni mirati ad un solo obbiettivo: consumare soldi già stanziati, coprendo il tutto sotto il velo dell’etica, del sociale, del presunto culturale.
Incompatibile, è portare ai microfoni e dare voce e rumore alle botte date dentro al CIE.
Incompatibile, è permettere di spargere le idee a chi lotta per evitare una tragedia ambientale.
Incompatibile, è far parlare i diretti interessati della distruzione dell’istruzione pubblica, gli studenti.
Incompatibile, è mostrare cosa vuol dire lavorare, sporcandosi le mani, rischiando la vita.
Incompatibile, è gridare razzista e fascista a chi nasconde sotto false bandiere gli stessi ideali.
Incompatibile, è permettere di far vedere a tutti lo stato di degrado della società dorata che viviamo.
Incompatibile, è credere che l’autogestione, sia una forma di gestione e di vita.
In ogni caso, fino all’ultimo respiro, noi non ci fermiamo qui. Poco ma sicuro.
RADIO BLACKOUT, novembre 2009.

Il Collettivo Politecnico e la Rete nazionale per la sicurezza sui posti di lavoro organizzano un incontro sul tema della sicurezza sui posti di lavoro.
L'11 novembre, in occasione dell'inaugurazione dell'anno accademico, il rettore del politecnico Francesco Profumo ha dichiarato l'intenzione di rafforzare il rapporto fra il politecnico di Torino e il politecnico di Milano con l'unione dei due atenei in un'alleanza federativa.
Sembra, dalle parole del rettore, che il percorso di unificazione sia l'esito naturale di diverse collaborazioni interateneo già presenti, come l'alta scuola politecnica.
Ma forse non è questo il motivo principale delle dichiarazioni di Profumo.
Il magnifico dichiara infatti che la federazione tra i due potenti atenei italiani sarebbe un adeguamento alle future direttive ministeriali presenti nel ddl Gelmini (non ancora approvato). Direttive che sollecitano gli atenei a ridurre il numero di sedi e la fusione di atenei (Titolo 1, articolo 3).
Che il rettore Profumo abbia fatto sue le politiche del Ministro Gelmini, in particolare quelle in merito alla privatizzazione delll'università, non è certo una sorpresa.
Grazie a rettori come Francesco Profumo il sistema universitario italiano sta assumendo sempre di più le fattezze e dinamiche del libero mercato, in cui enti o meglio "fabbriche della conoscenza" e non più atenei pubblici dovranno associarsi per competere sul mercato della caccia ai finanziamenti.
Mors tua vita mea.
Ma i sogni di gloria di Francesco Profumo, appoggiati dal Ministro Gelmini in una recente visita a Torino, sembrano infrangersi sul muro innalzato dal rettore del politecnico di Milano, Giulio Ballio:
"Sono allibito per quanto è stato detto dal Rettore Profumo e riportato sulla stampa durante la cerimonia di inaugurazione dell'anno accademico [...] non esiste uno straccio di progetto riguardo la fusione dei due atenei.."
Addirittura Ballio aveva in anticipo chiesto a Profumo di togliere il riferimento al PoliMi sul discorso dell'inaugurazione.
Ma nulla da fare, perchè il magnifico Francesco aveva deciso di continuare sulla sua strada solitaria, in questa vicenda ormai comica che non nasconde il tragico riflesso dei fili che legano la marionetta alla ministra burattinaia.
Crediamo che le ambizioni rossiniane e il riscaldamento pre-elettorale del nostro rettore siano un assaggio dei problemi prossimi e venturi dell'università in Italia.
Per questo pubblichiamo integralmente la lettera di smentita del rettore Ballio ai dipendenti del PoliMi e il link al discorso di Profumo.
da infoaut.org
Almeno 5mila studenti e studentesse sono scesi in piazza quest'oggi a Torino, nella giornata di sciopero internazionale studentesco del 17 novembre, data assunta in quanto simbolo della rivolta del Politecnico di Atene contro il regime dei colonnelli.
Corteo aperto dallo striscione degli studenti medi autorganizzati: "Non contate sul nostro silenzio ma solo sulla nostra rabbia". Dietro di esso decine di striscioni autoprodotti di tutte le scuole superiori che hanno voluto partecipare alla scadenza di quest'oggi contro la riforma Gelmini. Migliaia gli studenti medi, ma buona anche la partecipazione dell'università, nelle articolazioni dell'università di Torino e del Politecnico. Presente, con uno striscione, anche una rappresentanza degli studenti greci a Torino, che hanno voluto esser presenti al corteo e ricordare il filo rosso che lega la rivolta del 73 ad Atene con le mobilitazioni contro le riforme di scuola e università implementate a livello europeo.
Si sono registrate tensioni con la polizia ad inizio corteo quando si è tentato di appendere uno striscione contro gli omicidi di Stato, in riferimento all'uccisione in carcere di Stefano Cucchi, davanti la questura. Sempre in apertura è stato dedicato un pensiero anche a Vito Scafidi, studente medio del liceo Darwin di Rivoli morto lo scorso anno in seguito al crollo registrato nella sua scuola.
Diverse le azioni lungo il percorso: simulata goliardicamente una rapina dinnanzi ad una banca, portato il bottino sotto la sede del Miur di via Pietro Micca, mentre uno studente dal sound system spiegava come gli studenti siano disposti anche a recuperare i soldi che mancano e che vengono inghiottiti da tagli e interessi, nei luoghi dove essi sono tenuti, le banche appunto. Lancio di uova e rotoli di carta igienica sotto alla sede del Miur, e infine sotto la sede della provincia sono stati depositati dei calcinacci a simboleggiare lo stato delle scuole.
Dopodichè si è tenuta una partecipata assemblea studentesca, che ha ribadito l'opposizione alla riforma Gelmini e deciso di occupare il rettorato anche stanotte.
Venerdì 13 Novembre insieme agli studenti medi e dell'Università abbiamo occupato il MIUR di Torino, sede regionale del Ministero dell'istruzione dell'università e della ricerca, responsabile delle riforme che negli ultimi anno hanno smantellato il sistema pubblico universitario. L'occupazione simbolica è servita per ribadire la nostra contrarietà al nuovo disegno di legge del ministro Gelmini che, in perfetta linea con i decreti finora emanati, tende a realizzare un'università in cui le decisioni vengono prese dall'alto, da un rettore-manager, le cui modalità di elezione sono stabilite dai soli professori ordinari, e da un Consiglio di Amministrazione con un minimo del 40% di membri esterni (privati). All'interno dell'università nessuno prende in considerazione le nostre contrarietà ai provvedimenti che ci riguardano direttamente e quindi per far sentire la nostra voce, abbiamo deciso di occupare il MIUR.
Durante l'occupazione erano presenti alcuni giornalisti che non hanno poi diffuso la notizia, forse perchè non c'è stato alcuno scontro, forse perchè la notizia non faceva scoop. Non vogliamo apparire sui giornali ma semplicemente utilizzare questi mezzi di informazione per far ascoltare il nostro dissenso e le nostre motivazioni a tutta la cittadinanza.
Consapevoli del fatto che l'informazione, a volte distorta o completamente assente, è uno strumento del governo e pertanto attento a diffondere solo ciò che non è scomodo al potere, martedì 17 novembre scendiamo in piazza per farci ascoltare direttamente.
Col.Po - Collettivo Politecnico, Torino





