Il senato accademico si prepara ad approvare un piano di riorganizzazione dell’ateneo per l’a.a. 2010/2011. Una riorganizzazione in linea con le direttive ministeriali, che sembra più un amaro adeguamento economico piuttosto che una riforma voluta e pensata per migliorare la nostra università. Il 28 ottobre scorso il rettore Profumo lasciava queste dichiarazioni a “La Stampa”:
"Se il Governo non cambierà strada, convocando i rettori, ritirando tagli insostenibili e aprendo la via a una seria riforma dell'università, non potrò che dimettermi, insieme agli altri rettori italiani."
Ad un anno di distanza, non possiamo che prendere atto della coerenza del governo nel portare avanti un progetto politico che mira sempre più a una distruzione della scuola pubblica in tutti i suoi livelli (da quella elementare fino all'università), e contemporaneamente non possiamo che ridere (furiosamente) dell'incoerenza di chi prometteva battaglia a questi provvedimenti, parlando addirittura di dimissioni ai giornali, e che invece si è ricandidato alle elezioni di rettore l'anno scorso e adesso propone una riforma figlia di quella stessa legge tanto criticata.
Il nostro caro rettore vuole, evidentemente, a tutti i costi, rendersi complice di questo progetto politico, forse per smanie di grandezze e quindi per poter dire un giorno: "c'ero anche io, quando l'università pubblica moriva".
Questi sono i punti principali di una riforma molto radicale, della quale però non si parla (assomiglia ad un diktat!) e non si viene informati (ne siamo venuti a conoscenza da un articolo pubblicato su Repubblica!):
- chiusura dei corsi di laurea non economicamente sostenibili (cioè con un numero di iscritti inferiore a 150 per la triennale e 50 per la specialistica)
- possibilità di iscrizione all'anno successivo solo se raggiunto un numero minimo di crediti e l'introduzione di soglie per l'iscrizione alla specialistica.
- 1° anno comune per tutti i corsi di ingegneria con classi di 180 studenti, 2° anno diviso per aree disciplinari (Industriale, Ambientale/Civile/Edile, Informazione, Gestionale) e 3° anno diviso per corsi di laurea.
- conferma del corso di Disegno Industriale solo se ritenuto “sostenibile” da un apposita commissione
- accorpamento delle 2 facoltà di architettura.
- chiusura di tutte le sedi decentrate.
- riduzione del 10% del personale docente e tecnico-amministrativo.
A parte l'ultimo punto, dove la parola riduzione è sempre sintomo di peggioramento della qualità del servizio che si offre, molti sono gli interrogativi che sorgono spontanei e sui quali sarebbe opportuna una discussione aperta a tutti.
Ad esempio:
- l'inserimento di soglie di crediti per l'accesso agli anni successivi di insegnamento è una scelta che tiene conto di chi, per motivi economici, studia e contemporaneamente lavora per proseguire quegli studi? parchè deve essere l'università a dettare i tempi dell'apprendimento, sempre più serrati e frenetici, e sempre più lontani da quella "lentezza" capace di far riflettere sul mondo che ci circonda, su noi stessi e renderci più completi come individui?
- la chiusura delle sedi distaccate, uno dei temi tanto decantati anche dal governo come soluzione gli sprechi, è una scelta puramente economica o è una scelta che porta avanti l'idea di un polo culturale accentrato, per creare grandi spazi di aggregazione culturale? Se è veramente una scelta dettata da un idea e non dal bilancio (cosa improbabile di questi tempi), si è in grado di fornire alloggi e spazi didattici alle molte persone che si vedranno costrette a trasferirsi a Torino? Riuscirà l'edisu a farsi carico di tutte queste persone? Può il politecnico fornire aule adeguate, quando ci si ritrova già ora a fare lezioni in aule troppo piccole per il numero di studenti che seguono il corso?
- è giusto parlare di sostenibilità economica? è giusto che questa riforma universitaria, come quelle passate, sia una risposta a dei modelli economici imposti piuttosto che una risposta a un reale bisogno di miglioramento?....
Sembra evidente, quindi,che una riforma di tale portata, necessiti di una discussione molto lunga e approfondita e, soprattutto, debba coinvolgere la pluralità dei soggetti interessati.
Ci sembra assurdo che gli studenti non siano stati nemmeno informati su questa riforma così radicale e che, ancora una volta, questi discorsi rimangano chiusi tra le mura di un senato accademico sempre più indifferente alla voce degli studenti.
Una questione fondamentale da evidenziare, infatti, è la non partecipazione e l'unilateralità dei processi decisionali. La tanto decantata governance ovvero un processo governativo e decisionale che coinvolga più attori al fine di perseguire un unico e condiviso obiettivo di crescita, ovvero un processo che dovrebbe opporsi a decisioni dettate dall'alto lasciando spazio alla partecipazione, non è che una facciata, una maschera, che nasconde il volto reale di un modo di procedere e decidere unilaterale e dettato dall'alto. Chi di noi è stato dunque coinvolto in un processo di riforma della nostra università? O, ancora, chi di noi è stato almeno informato? Lo studente, l'attore fondamentale dell'università , la cui formazione rappresenta il motore di qualunque processo che la riguardi, è l'escluso per eccellenza.
Quando si tratta del nostro futuro vogliamo essere noi a decidere.
Presidio davanti al rettorato del politecnico
giovedi 15 ottobre 2009, dalle ore 12.30
cortile centrale, Corso Duca degli Abruzzi 24
vedi il comunicato
vedi il volantino
scarica la bozza di riforma ufficiale
rassegna stampa:
articolo Repubblica 06-10-2009
articolo Repubblica 09-10-2009
Un anno fa l'aula 1M veniva sottratta all'asettica gestione del politecnico e occupata dagli studenti con lo scopo di creare uno spazio di aggregazione, dove portare avanti delle idee, organizzare iniziative, discutere e crescere.
Quest'aula era diventata un punto di riferimento per molti studenti che hanno organizzato e partecipato a numerosi eventi (incontri tematici, presentazione libri, concerti, feste....) nonostante i continui tentativi di controllo e limitazione da parte dell'amministrazione del politecnico.
Dal primo di settembre il rettore ha deciso di chiudere quest'aula.
Ribadiamo la necessità di uno spazio autogestito in cui oltre che studiare ci si possa autorganizzare in momenti assembleari, creare iniziative ed eventi, parlare di didattica e diritto allo studio, discutere delle problematiche di studenti e studentesse all’interno dell’università. Un luogo in cui possiamo costruire la nostra coscienza critica senza subire i ritmi serrati e il sapere nozionistico che l’università ci impone, un luogo fondamentale per la costruzione di percorsi di mobilitazione e lotta.
Un’aula autogestita è uno spazio dove gli studenti e le studentesse costruiscono tutti i giorni l’università che vorrebbero.
Non vogliamo soffocare nel clima di appiattimento culturale che viene imposto, ma riteniamo necessario riconquistare uno spazio autogestito dove coltivare i nosti sogni, progetti, conflitti e relazioni che non dipendano dalle decisioni e dai regolamenti imposti ma dalle nostre esigenze.
SPAZIO AL DISSENSO E ALL'AUTOGESTIONE!
Noi studenti universitari ritorniamo in piazza anche quest'anno per ribadire la nostra contrarietà e il nostro disagio di fronte allo stato in cui versa l'università e l'istruzione pubblica in seguito alle leggi 133, 180 ed in generale, alle politiche dei governi degli ultimi anni.
Queste leggi hanno innescato un processo di peggioramento dell'istruzione universitaria, attraverso i seguenti provvedimenti:
- diminuzione del FFO (fondo di finanziamento ordinario) complessivamente del 20% nei prossimi tre anni con la possibilità di trasformazione delle università da atenei pubblici a fondazioni di diritto privato;
- riduzione del personale universitario attraverso il blocco delle assunzioni di norma previste in seguito al pensionamento del personale (turn over)
- svalutazione dei titoli di studio delle università rimaste pubbliche con conseguente ampliamento della forbice tra gli atenei considerati di classe A e quelli considerati di classe B
- il 30% dei tagli effettuati all'istruzione, verrà ridistribuito in base a criteri di merito decisi dal ministero in base ad una mera politica economica
- blocco del 50% delle assunzioni del personale per le università che non spendono più del 90% del FFO e blocco totale per quelle che lo superano.
Tutto questo porterà ad una probabile privatizzazione degli atenei pubblici, a un blocco del ricambio generazionale , un sostanziale smantellamento dell'università di qualità in quanto legata a logiche di mercato.
Il politecnico, il nostro ateneo, assomiglia sempre più ad un' azienda che ogni anno sforna tecnici specializzati pronti a funzionare come ingranaggi dell'economia.
In quanto tali, gli ingegneri, svolgono un ruolo sistematico, fondamentale al funzionamento di questa “macchina-azienda”, fondamentale per la sua produttività (base dell'attuale consumismo che sta annientando la società incitando l'individualismo). L'ingegnere è, adesso, un attore passivo e (inconsapevolmente) complice, di un sistema che produce finto benessere (SUV, cibo in scatola, mass media, progetti edilizi) e da suo esecutore non ha una coscienza critica che gli permetta di opporsi a tutto questo, scegliendo una strada alternativa.
Si parla tanto di università all'avanguardia che possa cambiare le cose quando, invece, la ricerca (unica possibilità di cambiamento), tagliati i fondi pubblici, si ritrova ad essere finanziata da aziende e banche, i cui obiettivi, essendo di interesse privato e non sociale, non lo permettono.
Vogliamo un'università svincolata dalle logiche di mercato dove noi studenti, possiamo partecipare attivamente e non essere semplici “spettatori”.
LA STRADA SEMBRA UNA SOLA MA NOI VOGLIAMO COSTRUIRNE UNA DIVERSA,“PROGETTANDO” NON PER IL PROFITTO MA PER LA SOCIETÀ!
Venerdì 25 settembre alle ore 16.30 sotto la sede della Rai, Via Verdi, ci sarà un presidio per denunciare i devastanti effetti dei tagli a scuola, università e ricerca.
Dopo ci si sposterà in Piazza Vittorio dove si svolgeranno le iniziative della "Notte dei ricercatori".
Documenti
volantino presidio
volantino ColPo: fronte - retro
voltantino politecnico-università: fronte - retro
in questi giorni di lutto
mettetevi nei panni di tutti quei poveri alpini costretti a camminare armati per le strade delle nostre città italiane.
provate ad immaginare come si debbano sentire. loro qui, inutili per le strade, mentre i loro commilitoni, fratelli d'arme, combattono e muoiono.
non deludeteli. non fregatevene dei loro sentimenti.
per cortesia: rimandateli in prima linea ( o anche nelle retrovie, tanto il confine è labile ) in Afganistan.
non umiliateli ancora costringendoli a scarpinare per le strade del territorio italiano.
non è quello che vogliono.
sono soldati. volontari. che per scelta e per lavoro hanno scelto come mestiere quello di essere disposti ad uccidere e a morire indossando l'uniforme e sventolando la bandiera.
non umiliateli facendoli restare qui.
mandateli al fronte di guerra.
tranquilli, sono uomini con le palle. gente che ha fatto una scelta. gente che non versa una lacrima di fronte alla morte ... e se piangono sono delle mammolette da radiare dall'esercito!
i soldati non piangono. ubbidiscono fino alla morte.
se piangono, se si lamentano, non sono veri uomini.
cacciate i deboli dall'esercito, perchè non meritano il rispetto di indossrae l'uniforme!
e gli altri, mandateli al fronte!
che il Nostro Dio misericordioso tenga un occhio vigile sui nostri "Lince".
che i nostri capppellani militari benedicano i nostri cannoni.
che il maschio sangue miitare si elevi come una barriera a difesa della democrazia in Afganistan.
che i civili morti per effetti collaterali sappiano che sono morti da liberi e democratici cittadini Afgani.
non si deve e non si può contrastare il progresso della diffusione della Democrazia, segregando una manciata di alpini a camminare per le città italiane per puro interesse di partito!
i militari al fronte!!!
di anonimo patriota, indymedia
L'1 settembre è stato dato ordine dall'amministrazione, precisamente dal pro rettore Gilli, di chiudere la 1M a tempo indetermitato. Non sono state date spiegazioni sulle motivazioni per cui improvvisamente l'aula fosse stata chiusa a chiave e vi fosse vietato l'accesso a tutti e in qualsiasi ora.
Qualche notizia è stata riportata da rappresentanti degli studenti che, considerati come unici interlocutori validi “politecnico versus studenti” (sebbene eletti da meno del 15% degli studenti aventi a diritto), sono stati coinvolti dal pro rettore Gilli nel processo di "regolarizzazione" dell'aula. Cosa significa?
L'amministrazione del politecnico ha deciso di far rientrare anche questo spazio sotto il suo "alone" di gestione, sotto il suo regolamento, sotto la responsabilità di un rappresentante studentesco (spesso legato ad una sigla partitica) nominato a carica di amministratore.
Ci chiediamo il perché di questa necessità.
L'aula 1M era una aula di tutti e di nessuno, occupata l'autunno scorso in seguito alla mobilitazione studentesca che in tutti gli atenei italiani ha visto gli studenti opporsi alla legge 133 del ministro Gelmini: una manovra puramente economica, dettata dal bilancio di uno stato che, governato ormai come un'azienda, in tempo di crisi ha "semplicemente" deciso di ridurre la spesa pubblica per far quadrare i conti; dove, ovviamente, per spesa pubblica s'intende Istruzione e Diritto allo Studio, a partire dalle elementari fino ad arrivare alle università, oppure s'intende il FUS (fondo unico per lo spettacolo) e quindi tutto ciò che possa essere considerato arte.
Chiaramente in tempo di crisi i tagli punitivi e l’azzeramento dei finanziamenti vengono applicati lì dove non andranno a violare i grandi interessi economici e politici, dove il sistema del profitto e della speculazione finanziaria sono sempre garantiti come, solo per fare un esempio, la spesa pubblica militare, dove il tirare la cinghia ha sempre voluto dire altro e quindi sono stati recentemente investiti fino a 15 miliardi di euro per un progetto americano che vedrà l'Italia impegnata nell'acquisto di 131 cacciabombardieri JSF (joint strike fighter) e nella realizzazione sul suolo nazionale (Cameri) di un centro europeo di manutenzione, revisione, riparazione e modifica dei velivoli.
Ma da quanto i governi sono insensibili alle richieste e alle esigenze di studenti, lavoratori e in generale della gente? Quando hanno smesso di averne paura?
Semplicemente quando la comunità, il popolo ha iniziato a non esistere più nel suo insieme. Quando la società si è disintegrata sotto la furia della "società dei consumi" che stiamo vivendo, che ha creato un uomo sempre più egoista ed individualista che ha ormai escluso da sè i valori della condivisione e della vita comunitaria.
Con l'aver occupato uno spazio di un'università pubblica e aver portato avanti molte iniziative all'interno di esso di tipo culturale (cantieri tematici, laboratori di autocostruzione, mostre artistiche, dibattiti, seminari..) e non (feste, serate musicali), noi studenti abbiamo cercato, quindi, di creare uno spazio di aggregazione per gli studenti in modo che l'università non sia solo un luogo di formazione culturale e professionale ma un luogo “da vivere”.
Si è cercato di creare uno spazio in grado di stimolare l'interesse verso la società in cui si vive, contro il disinteresse che gradualmente la sta distruggendo. La società è fatta di persone e se essa non è più in grado di far valere la propria voce è proprio per via di questo disinteresse comune che da una parte indebolisce la società appunto, e dall'altra finisce anche per legittimare l'operato del potere governativo.
Noi capiamo che il rettorato del politecnico ha interesse ad opporsi e ostacolare la presenza di questi spazi e in generale si sente minato dalla possibilità o esistenza di un espressione di dissenso, una presa di posizione, la formazione di un movimento studentesco o di lavoratori. E non potrebbe essere diversamente se consideriamo che nell’a.a. 08/09 ai falsi piagnistei autunnali è seguita sostanzialmente una politica di piena accondiscendenza e complicità con il ministero, che ha portato alla formulazione della legge 180 e l'avviamento del processo di trasformazione del nostro ateneo in fondazione privata.
Contro i responsabili, a Roma come a Torino, della condizione in cui si trova la pubblica istruzione e l'Italia, non esiteremo a intraprendere una lotta dura e riprenderci gli spazi.
Al poli la lotta continua.
Col.Po



