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18 maggio - CONTRO IL DDL GELMINI

A più di un anno dalla riforma Gelmini si stanno delineando le linee principali di cambiamento dell’università italiana. I tagli previsti dalla legge 133 rimangono e allo stesso tempo i privati, con una presenza fino al 40% all'interno del consiglio d'amministrazione, hanno sempre maggiore potere decisionale all'interno dell'università, permettendo loro di controllare e determinare la formazione della futura forza lavoro.

L'amministrazione del Politecnico, che non ha mai voluto opporsi in modo serio e determinato ai tagli al FFO, ha preferito far pagare tutte le conseguenze a  studenti, ricercatori, precari e personale tecnico ed amministrativo.

  • Le sedi decentrate vengono chiuse senza sicurezze per il personale e non considerando i problemi causati agli studenti che le frequentano.
  • L'offerta formativa viene riformata eliminando interi corsi di laurea e accorpando tutti quelli del primo anno senza curarsi della mancanza di aule.
  • Agli studenti viene limitata la possibilità di proseguire gli studi inserendo soglie per l'iscrizione alla specialistica che, al di là dell’estrema soggettività su cui si basa ogni valutazione, portano un ulteriore duro attacco al diritto allo studio.
  • La figura del ricercatore a tempo indeterminato viene eliminata, rendendo la ricerca di base sempre più esigua e praticamente azzerando le possibilità di ottenere un lavoro stabile dopo anni di studio. Per gli attuali ricercatori di ruolo e precari della ricerca, e per noi in un futuro prossimo, viene bloccato l’avvenire.

Per far sentire le nostre richieste è importante aderire alla mobilitazione dei ricercatori e in particolare alle iniziative previste nella settimana dal 17 al 22 maggio: una serie di azioni dimostrative per mettere in evidenza il peso del lavoro di ricercatori e precari della ricerca (attuali a futuri) nel funzionamento degli atenei.

Pur sentendo l’esigenza di una profonda riforma del nostro sistema universitario,
crediamo che questa non possa e non debba avvenire a scapito di noi studenti, dei ricercatori, dei precari, dei lavoratori e, soprattutto, di quello che è il vero obiettivo a cui l’Università deve puntare: una cultura e una ricerca libere e accessibili a tutti!

A TUTTO QUESTO NON È PIÙ POSSIBILE RISPONDERE COL SILENZIO!
QUANDO SI TRATTA DEL NOSTRO FUTURO VOGLIAMO ESSERE NOI A DECIDERE.

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