inserito il 10 May 2013

Dopo le cariche e i gravi atti repressivi che si sono susseguiti in varie città italiane (le cariche alla Statale di Milano, le ripetute cariche a Napoli al presidio in solidarietà all’Ex-Cuem e il solito utilizzo delle provocazioni fasciste contro il presidio che contestava il neo ministro dell’istruzione Carrozza, gli sgomberi delle occupazioni a scopo abitativo a Roma e Torino, l’ennesima dimostrazione della brutalità poliziesca al presidio No Muos di Niscemi, l’isterica reazione del servizio d’ordine della Cgil di fronte alla richiesta di alcuni operai di prendere la parola sul palco del primo Maggio a Bagnoli), oggi ci ritagliamo un momento per riflessioni, analisi e bilanci su quello che sta accadendo. Ma è anche e soprattutto una giornata dove i collettivi, gli studenti e i compagni mettono in campo una prima e diffusa risposta a tutto ciò.

L’importanza di questa giornata è data dal fatto che in diverse città si prova a sottolineare la gravità degli atti repressivi, la loro aderenza ad un unico disegno, si cerca di metterli in relazione e di non vederli come atti slegati. Da Milano alla Sicilia, il nuovo Governo “di tutti i colori” ha esplicitato, se ancora ci fossero dubbi, quale sarà la risposta alle rivendicazioni che vengono dagli studenti e da chi cerca di contrastare le sue politiche di sfruttamento. Di fronte a tutto questo è necessaria una assunzione di responsabilità collettiva, una valutazione di come, all’interno di una fase “senza scrupoli” è sempre più necessario, in maniera ancora più forte, riuscire a costruire momenti unitari di solidarietà, giornate di lotta che cerchino di spezzare il giogo dell’isolamento e della criminalizzazione.

Le cariche in giro per l’Italia e la possibilità che la celere venga a picchiare gli studenti all’interno delle proprie facoltà appena cerchino di dotarsi degli strumenti per portare avanti le proprie rivendicazioni e far sentire la propria voce, sono segnali preoccupanti, sono un palese sintomo del tentativo di rimuovere ogni margine di possibilità (già ridottissimo) di rompere la cappa del consenso e di rifiutare un racconto della realtà che si discosta totalmente da quello che viviamo tutti i giorni nelle università, sui posti di lavoro e sui nostri territori.

E’ questo che la giornata del 10 deve assumersi, è questa battaglia che in tutta Italia va portata avanti e vinta!

Se così non fosse, se i governi, che si succedono in una logica da cambiare tutto per non cambiare niente, continueranno indisturbati a reprimere, controllare, diffamare, criminalizzare le lotte; se la reazione di tutti smetterà di essere portata avanti con forza, allora sarà sempre più difficile costruire e dotarsi di tutti gli strumenti che ci servono per fermare le politiche di sfruttamento, e per tentare di cambiare il mondo a partire da tutti i luoghi che viviamo.

Vinciamo questa battaglia per poter vincere la guerra!

Questo è un dato che deve essere assunto da tutti coloro che tentano giorno per giorno di cambiare realmente i rapporti di forza, portando avanti battaglie che indeboliscano progressivamente “loro” e rafforzino “noi”.

E’ importante che anche i singoli, gli studenti, chiunque non si consideri indifferente faccia di questo una guida per l’azione. A fronte di questi segnali è necessario che tutti, anche nel proprio piccolo, trovino tempi e modi per mostrare il proprio dissenso. Girare le informazioni, denunciare costantemente gli atti di repressione, dire “NO” alla repressione, tanto nelle strade che nelle nostre aule universitarie, informarsi e non essere sordi al nuovo clima che è cambiato, sono piccoli gesti che risultano però ancora più importanti in questo momento.

Dietro la retorica dell’unità nazionale, dell’ “uscire tutti insieme dalla crisi”, della coesione sociale, del “moderare i toni”, del superare la sfiducia nelle istituzioni, si nasconde, ormai nemmeno troppo, la preparazione di un contesto che renda impossibile ogni forma di dissenso, che renda la vita sempre più difficile a chi non accetta che tutto sia messo a profitto, senza scrupoli e ricorrendo a ogni strumento.

Oggi, 10 maggio, dicevamo, è una giornata importante! Si continua con sempre maggior forza a dire “basta”, e di conseguenza il nuovo Governo, come i precedenti, dietro a caschi e manganelli, lascia trasparire una dannata paura. Ha ragione! Se si è una tigre di carta, in ogni terreno infiammabile, in ogni focolaio, non si può che vedere lo spettro della propria fine.

Rimandiamo ai due post scriptum alla fine del testo

>>Ricordiamo che proprio in questo momento a Milano è in corso un'assemblea pubblica, piccolo tassello di questa giornata di lotta!

Ps: potranno recidere tutti i fiori, ma non fermeranno la primavera: a Genova, gli operai portuali hanno inchiodato alle loro responsabilità, interrompendo la commemorazione ufficiale, i veri colpevoli dell’incidente che ha ucciso 7 lavoratori. Come la crisi, queste morti, non sono eventi atmosferici che ci cadono addosso, ma hanno colpevoli, responsabili e vittime. Per fortuna gli operai di Genova tutto questo lo hanno ben chiaro e, con la loro forte contestazione e denuncia, hanno tentato di ricordarlo a tutti.

pps: E la polizia? S’incazza! Stando all’ultimo rapporto dei nostrani servizi segreti, al di là della paranoia di controllare e etichettare tutto, il senso complessivo del testo è chiaro: la crisi è devastante per le classi più svantaggiate, queste avrebbero tutte le ragioni per rovesciare il tavolo e perciò bisogna fermare e bollare come “pericolosi” tutti i tentativi di organizzare questa rabbia.

 

RedNet

inserito il 07 May 2013

L'alba di questa mattina ha portato con sé un amaro risveglio. Alle 12:30, infatti, si contano lo sgombero delle occupazioni a scopo abitativo di via Aosta e di via Foggia, e lo sgombero della Miccia Squat avvenuti tramite un ingente dispiegamento di forze dell'ordine che hanno letteralmente militarizzato la zona, chiudendo entrambe le vie al traffico e deviando le linee del trasporto pubblico; alcune addirittura dalla sera scorsa. Tuttora sono trattenute in stato di fermo una ventina di persone... Tali operazioni rientrano in una serie di azioni repressive che sono state portate avanti negli ultimi giorni. Già nella giornata di sabato Marianna, una compagna attiva nella lotta contro gli sfratti, si vedeva tramutare l'obbligo di firma in arresto cautelare, per i fatti relativi all'occupazione dell'UNEP dello scorso marzo. Per questo ieri, nella zona di Porta Palazzo, si è svolto un corteo in solidarietà a Marianna durante il quale la polizia, dopo aver caricato violentemente i manifestanti, ha effettuato otto fermi che in serata si sono tradotti in due arresti.

Nella città con il record di sfratti per abitante, verso chi lotta per affermare il diritto alla casa o rifiuta di sottostare alle solite logiche speculative e occupa aprendo spazi di libertà, l'unica risposta della politica resta la repressione!

 

Solidarietà a tutte le persone sfrattate e sgomberate!

Complicità con tutti gli arrestati!


Tutte libere! Liberi tutti!

 

 

Colpo – Collettivo Politecnico

inserito il 07 May 2013
>> video degli scontri

 

Oggi, 6 maggio, le nostre facoltà sono state il palcoscenico dell'ennesimo vergognoso atto repressivo.

Questa volta tocca agli studenti della Statale di Milano ritrovarsi a far fronte alla brutalità poliziesca e alle inquietanti decisioni dell'Università sulle modalità di risposta alle rivendicazioni degli studenti. In quello che viene spacciato come luogo democratico e di cultura, le istituzioni accademiche non si fanno scrupoli di utilizzare i manganelli contro le lotte degli studenti e dei collettivi.

Dopo aver già sgomberato uno dei luoghi nei quali gli studenti avevano la possibilità di confrontarsi e contrastare quotidianamente gli attacchi all'università pubblica (la Libreria Ex-Cuem), la polizia è entrata in massa e in assetto antisommossa all'interno dell'ateneo con l'intenzione, esplicita fin dal primo momento, di aggredire e intimorire gli studenti radunatisi in assemblea per difendere lo spazio.

Le immagini non lasciano spazio a interpretazioni: si è trattato di varie cariche a freddo e di certo senza remore di "esagerare" o di avere la mano troppo pesante. Le prime informazioni che ci arrivano ci raccontano di diversi studenti feriti dopo essere stati chiusi all'interno dell'ateneo e circondati su due lati. E' inammissibile che l'università risponda alle rivendicazioni e all'esigenza di spazi degli studenti permettendo alle forze dell'ordine di rendere l'atrio della facoltà un luogo dove dare libero sfogo alla brutalità poliziesca. L'università Statale di Milano già in passato si è resa protagonista di episodi di forte repressione contro gli studenti e le loro lotte.

Ma questa volta si è ancora una volta passato il segno: pagherete caro, pagherete tutto!

Fuori la polizia dall'università!
Giù le mani dagli spazi degli studenti!


RED NET – Rete delle realtà studentesche autorganizzate

 

 

LA POLIZIA IN UNIVERSITÀ, GLI STUDENTI IN MEZZO A UNA STRADA

Lunedi 6 maggio, gli studenti che occupavano e vivevano la libreria autogestita ex-cuem, situata nella sede centrale della statale di Milano, si sono trovati di fronte uno scenario di devastazione quasi lunare. Durante il weekend, l’aula era stata devastata da una squadra di tirapiedi al guinzaglio del rettore Vago, che avevano proceduto a smontare tutto ciò che si trovava al suo interno, dagli scaffali alle piastrelle del pavimento.

Ma gli occupanti e gli studenti solidali non si sono dati per vinti e, dopo un corteo interno all’università, hanno occupato una nuova auletta, dove poter continuare i propri percorsi di lotta e riappropriazione contro l’università-azienda e la mercificazione del sapere.
Ma il rettore Vago e il dirigente amministrativo Annunziata non hanno decisamente apprezzato la cosa.

Poco dopo, ben 10 blindati di polizia e carabinieri si sono dati appuntamento poco distante la statale, in piazza Santo Stefano, attendendo solo l’autorizzazione del rettore a intervenire.
cariche milano
Non appena ricevuta, un’ottantina di sbirri si sono precipitati, manganello in mano e casco in testa, contro gli studenti, caricandoli ripetutamente e mandandone ben 4 all’ospedale con braccia e teste rotte.

È COSÌ CHE BARONI E AZIENDE VOGLIONO LE NOSTRE UNIVERSITÀ: FUORI GLI STUDENTI E DENTRO LA POLIZIA.

Aziendalizzano quel poco che rimane dell’università pubblica - ricercando una maggiore produttività inesistente - mercificano il sapere rendendolo un altro semplice oggetto da vendere sui mercati, precarizzano il futuro lavorativo delle presenti e future generazioni, devastano i territori come gli spazi autogestiti dagli studenti, che ogni giorno si autorganizzano nelle scuole e nelle università resistendo a questo sistema di cose.

Con ogni evidenza abbiamo assaggiato una parte dei piani di ristrutturazione e aziendalizzazione che tendono a creare un’università infinitamente più classista che, lungi dal voler appianare le differenze di classe, sempre più diventa uno strumento in mano a confindustria e governi per estendere ed esasperare lo sfruttamento e l’ulteriore impoverimento delle classi sociali più deboli.

Possiamo riassumere il tutto con la frase che un baldo operatore di polizia (vedi Sbirro infame) ha pensato di rivolgere ad una studentessa: “gli studenti devono stare fuori dall’università”.

Non abbiamo dubbi in merito a questo desiderio da parte degli organi repressivi dello stato, dei governi e, non ultimi, i consigli d’amministrazione dei nostri atenei.

Questo è un attacco che come studenti e studentesse ci riguarda tutti e tutte. È un attacco a chi autorganizza percorsi di lotta all’interno delle università, per riprendersi il diritto ad una qualità della vita e del diritto allo studio che vogliono toglierci e che ci appartiene, e che richiede una risposta collettiva e organizzata.

SOLIDARIETÀ AGLI STUDENTI E ALLE STUDENTESSE DELLA EXCUEM
RIPRENDIAMOCI CIÒ CHE CI SPETTA!


Assemblea Scienze Politiche - Milano
scienzepolitichemilano@inventati.org - spomilano.noblogs.org
RED NET – Rete delle realtà studentesche autorganizzate
red-net.it

inserito il 19 Apr 2013

La pianificazione del territorio e l'urbanistica, ancor prima della loro codificazione terminologica, sono state fondamentali per la vita e la convivenza della popolazione urbana, per l'esistenza di strategici centri di informazione, commercio, confronto, cultura, produzione: le città, conseguentemente, sono da sempre discipline che i governi, o più in generale la rete inestricabile di poteri politico-economici, hanno dovuto e devono monitorare, analizzare, interpretare per potervi intervenire.

Partendo dall'impianto romano, passando per i borghi fortificati medievali, sino alle città dei grands boulervards i sistemi urbanistici sono stati studiati e pianificati per permettere spostamenti e circolazione funzionali e garantire un certo livello di produzione economica e di relazioni con l'esterno, il tutto organizzato per assicurare un dato grado di ordine e rendere il sistema controllabile e disciplinabile. Non c'è quindi nulla di nuovo e di insensato nel dire che all'interno dell'urbe si voglia assestare e temporaneamente radicare la cultura dominante di ogni epoca sotto il profilo governativo, scientifico, estetico e sociale, in modo da preparare scenari, attori e situazioni ad ammortizzare i dettami e le crisi del tempo e, allo stesso tempo, prevedere e determinare gli sviluppi urbani.

L'enorme diffusione delle tecnologie legate all'accessibilità delle reti GSM e Internet avvenuta negli ultimi decenni ha rivoluzionato i metodi di comunicazione, gli apparati burocratici, i flussi di persone, merci e informazioni, determinando, nel quotidiano, l'offerta di una serie di servizi e utilities che possiamo oramai definire come indispensabili e non più accessori. L'innovazione, la praticità, l'ottimizzazione dei tempi sono presenti ormai in bandi di concorso, articoli di giornale, testi di legge, spot pubblicitari, eventi e nella concretezza delle azioni che compiamo. Possiamo rapprendere questi concetti utilizzando il termine smart, parola che letteralmente significa “intelligente”, concetto da noi assorbito ed entrato nel nostro vocabolario a partire dalla piccola auto che sguscia nel traffico e si parcheggia ovunque, passando per la smartbox regalo intelligente quanto appassionato che permette a chi lo riceve di farne quasi lo stesso uso della “busta coi soldi – cosìcompriquellochevuoi”, smart TV, smart drugs, smart energy, smart shop, smartphone, ... sino ad arrivare alla smart growth e alle smart cities. Il termine smart è entrato anche nel dibattito urbanistico e architettonico, su progetti e concorsi di nuove smart cities e smart communities. I discorsi in merito troppo spesso forniscono una designazione poco precisa del generale funzionamento degli organismi urbani smart, dell'interconnessione tra le reti locali, delle potenzialità sistemiche, rimanendo su definizioni aleatoriamente paradisiache ma che confermano, a dir loro, la necessità di intraprendere tali percorsi di ammodernamento per vivere meglio. L'attenzione e le motivazioni progettuali risultano concentrate soprattutto su singoli progetti architettonici, applicazioni per smatphone, startup o eventi.
Il grande tema, però, non sta nel merito della rilevazione della piovosità cittadina, sui modi per diminuire gli sprechi di energia per riscaldare le nostre case o su puntuali attività, risulta invece importante collocare e cercare di capire il ruolo che i processi di “smartizzazione”, con largo uso e diffusione delle ICT (Information and Communication Technology), assumono all'interno dell'immenso e complesso arcipelago progettuale che, su diversi piani e in diversi ambiti, sta assediando gli ambienti urbani.

Un aspetto è l'addomesticamento della popolazione alla presenza e all'azione di soggetti e strumenti militari atti a controllare o “garantire la sicurezza” e, se necessario, pronti ad intervenire. La costantemente crescente popolazione urbana che ha già toccato livelli mai raggiunti prima (stime prevedono che la popolazione urbana superi il 60% nel 2030) costituisce sicuramente una situazione nuova e non del tutto conoscibile, una potenziale minaccia, probabili crisi e conflitti cui gli organi governativi da tempo stanno guardando, come dimostra il rapporto redatto dalla NATO Urban Operations 2020 del 2003. Nel settembre dell'anno successivo viene fondata la Eurogendfor (gendarmeria europea) “impiegata in zone di crisi o di guerra” che svolge compiti militari e non dipende dai parlamenti nazionali ed europeo, tantomeno sottostà ai tribunali giudiziari, ma è rispondente alle decisioni del proprio Comitato. Possono essergli affidate missioni di ordine pubblico, è probabile quindi che venga impiegata in piazza e pare che già nell'ottobre 2011 siano sbarcati dei suoi militari in Grecia (paese non firmatario dell'Eurogenfor), a Igroumenitsa, per esercitarsi in ambiente metropolitano.
Ma il lento assorbimento di militarismo da parte della cittadinanza si materializza anche in progetti minori di controllo e di elaborazione dei dati: per fare degli esempi restando in Italia gli svariati droni in costruzione per volare su diverse città (5 solo a Milano), l'installazione di sensori sempre attivi e telecamere ad ogni angolo. Apparentemente non è nulla di violento ma di fatto è l'imposizione (e l'accettazione) di un diffuso e costante controllo, invadente l'intera sfera esistenziale.

Ad accelerare questi processi di nuova configurazione etichettati col marchio “smart” sono la grande espansione dell'uso di navigatori gps, l'elargizione di fondi economici e i grandi eventi, utilizzati come parentesi temporali per cui e in cui tutto è costruibile, sperimentabile e spendibile lasciando segni e prodotti che permangono. Restando nel vecchio continente, i fondi strutturali europei del settennio 2014-2020 prevedono uno stanziamento di ben 11 miliardi per finanziare i progetti di smart cities e smart communities. Sino ad ora le città italiane che si sono aggiudicate i finanziamenti più consistenti sono Genova, Bari, Milano e Torino che per ora partecipa con il progetto Urban Barriera (45 milioni per la riqualificazione urbana) e parte della Variante 200. L'appetito delle grandi aziende e fondazioni private non si è fatto attendere (il forte coinvolgimento del privato nella “cosa” pubblica rientra nella filosofia smart): Finmeccanica, Microsoft, fondazioni bancarie, Siemens, Hitachi, General Electric, IBM, … proprio quest'ultima all'interno del concorso interno “Smart City Challenge”, che studia le città per poi redigere una serie di raccomandazioni e progetti che in parte vengono realizzati, ha selezionato per l'Italia la città di Siracusa che, neanche a farlo apposta, ospita l'aeroporto e la base navale statunitense di Sigonella, cui è affidata la missione telecomunicazioni, ovvero l'installazione della stazione radar MUOS a Niscemi.

Inclusione sociale, attivismo urbano, partecipazione, riqualificazione, condivisione e integrazione sono altre parole che accompagnano qualsiasi nuova attività nei quartieri cittadini, spesso ricoperte da una spolverata green ed eco-friendly. Continuando a non soffermarci sul merito di corsi di lingua, attività sportive piuttosto che mercati a km 0, in quest'ottica viene offerta una serie di servizi non essenziali, solitamente a pagamento seppur con prezzi calmierati, per lo più consistenti in attività, laboratori ed iniziative portate avanti dalla presenza sul territorio di associazioni culturali e artistiche, generalmente accolte dall'approvazione della popolazione del “ceto medio”. Scavando un po' più a fondo si scopre velocemente che questi servizi rientrano nei progetti di smart city, che i finanziatori sono soprattutto aziende private e fondazioni bancarie e che, la superficie artistica e culturale di queste iniziative spesso fa da scudo a violenti processi di gentrificazione, esclusione sociale e speculazione finanziaria. Alcuni esempi evidenti di quest'affermazione sono i processi di ghettizzazione e repressione avvenuti a New York nel Bronx, in corso a San Paolo del Brasile e a Londra in occasione dei mondiali di calcio e dei giochi olimpici, a Berlino a Kreuzberg, a Madrid a Malasaña, a Milano il quartiere Isola, a Torino San Salvario. I quartieri cambiano, così, velocemente e in modo snaturato composizione sociale, economia, relazioni, tempi e ritmi smorzando i propri caratteri specifici di radici storiche per vestirsi di una nuova, indotta identità. Vi si moltiplicano le iniziative, le novità e le occasioni riservate però al solo target ritenuto adeguato, la gentry (letteralmente la borghesia).

 

NON E' TUTTO ORO QUELLO CHE LUCCICA. BE SMART!

 

 

ColPo - Collettivo Politecnico

inserito il 19 Apr 2013

Tra qualche ora, nella notte tra il 14 e il 15 aprile, saranno passati due anni. Due anni lunghi, in cui la tua attività, la tua presenza, il sapere che ci sei e che sei al fianco di una popolazione che soffre ma resiste con coraggio, ci sono mancati tanto.
Due anni fa uccidevano Vittorio Arrigoni, per tutti noi Vik, attivista per i diritti umani di ISM (International Solidarity Movement), compagno che ha dedicato e sacrificato la sua vita per dare voce ad un popolo oppresso da un'occupazione militare senza eguali e abbandonato da tutta la “comunità internazionale”. Vik era la voce DI Gaza: l'unico ad essere rimasto sempre, anche durante i terribili bombardamenti di “Piombo Fuso”, mettendo a repentaglio la sua stessa vita per continuare a dar voce al suo popolo. Sì, il suo popolo, perché ormai si era guadagnato la fiducia e l'affetto di tutti i palestinesi. Di quei contadini che accompagnava nelle terre di confine dove l'esercito israeliano spara a vista a chi vuole solo coltivare un lembo di terra per sfamare la propria famiglia.

 

Vittorio non c'è più, ma i suoi insegnamenti non li dimenticheremo mai. Continuare a dare voce alla sofferenza dei palestinesi, denunciare senza indugi la barbarie di Israele, una violenza molto superiore a quella da loro stessi subita durante le persecuzioni razziali, ricordarci come al di là di ogni confine e bandiera siamo tutti essere umani.
"Restiamo umani è l'adagio con cui firmavo i miei pezzi per il manifesto e per il blog ed è un invito a ricordarsi della natura dell'uomo; io non credo nei confini, nelle barriere e nelle bandiere. Credo che apparteniamo tutti, indipendentemente dalle latitudini e dalle longitudini, alla stessa famiglia che è la famiglia umana."
Ecco, vorremmo salutarti così, con la frase con cui chiudevi tutte le tue corrispondenze, anche quelle più drammatiche: RESTIAMO UMANI.

Se l'utopia è qualcosa che non esiste ancora e non qualcosa di impossibile da realizzare, lo dobbiamo a quelli come te...

 

Ciao, Vik Utopia!

 

ColPo - Collettivo Politecnico

inserito il 08 Apr 2013

MERCOLEDI' 17 APRILE ORE 17.30
AULA 11 POLITECNICO DI TORINO

Torino oggi è la città più indebitata d’Italia, messa sul lastrico dai Grandi eventi – come le Olimpiadi invernali del 2006 – e dalle Grandi opere. Torino è anche una metropoli anomala la cui programmazione economica è decisa a tavolino dagli istituti di credito. E che vede, contemporaneamente, il Comune primo azionista della Compagnia di San Paolo e Intesa Sanpaolo come maggior creditore del Comune stesso.

Chi comanda Torino è dunque un grumo di potere stabile da circa venti anni. Un nucleo ristretto di uomini, e qualche donna, che sta tentando di inventare una metropoli moderna che possa vivere senza la Fiat, con solo due risorse a disposizione: il debito e il territorio da edificare. Ma con la crisi economica che ha investito il Paese, il meccanismo si è inceppato, mostrando le sue tante fragilità e, soprattutto, i rischi ad esso connessi.

 

Chi ha deciso e decide le sorti di Torino? Dove sono i veri centri del potere? Che ruolo ricopre il Politecnico di Torino?

Ne discutiamo mercoledì 17 aprile alle ore 17:30 in aula 11 con:

  • Maurizio Pagliassotti, autore del libro "Chi comanda Torino";
  • Prof. Montanari, Dipartimento Interateneo di Scienze, Progetto e Politiche del Territorio - DIST, Politecnico di Torino;
  • Prof. Tartaglia Dipartimento di Scienza Applicata e Tecnologia - DISAT, Politecnico di Torino.

 

 

 

Evento facebook

 

ColPo - Collettivo Politecnico

inserito il 04 Apr 2013

Lunedì 8 aprile si terrà la prima seduta del nuovo Consiglio d'Amministrazione del Politecnico, il primo riformato secondo le regole dalla legge n. 240/10, meglio nota come legge Gelmini. La composizione del CdA diventa ancora più importante proprio alla luce delle novità introdotte dall'ex-ministro dell'istruzione, che trasferisce tutto il potere decisionale nelle mani di questo organo, relegando il Senato Accademico al semplice ruolo di consulente e controllore senza poteri.
I consiglieri sono 11: il rettore Gilli, due rappresentanti eletti dagli studenti, un tecnico-amministrativo, 4 interni (due ordinari, un associato e un ricercatore confermato), e 3 esterni. Le nuove regole fissano proprio nel minimo di 3 il numero dei membri esterni, richiedendo al loro profilo un solo requisito: “comprovata esperienza manageriale”. Da una rosa di 25 nomi il Senato ha così nominato i magnifici 3: Andrea Beltratti, Alessandro Barberis, Andrea Mazzetti.

Andrea Beltratti, 54 anni, economista esperto di finanza, ordinario alla Bocconi di Milano. Ma Beltratti non è solo professore presso l'università milanese delle elité nostrane, soprattutto da maggio 2010 è Presidente di Intesa-San Paolo. Ecco l'ombra lunga della banca che, da principale creditore dell'ateneo, vuole controllare più da vicino i propri investimenti. E d'altronde a Torino sembra che nulla sfugga al suo controllo: lo stesso Comune, primo azionista della Compagnia di San Paolo (detentore della maggioranza dell'istituto bancario), si intreccia con la banca, prima creditrice del Comune stesso.
Alessandro Barberis, 76 anni, presidente della Camera di Commercio di Torino, con un passato recente alla guida di San Paolo e FIAT ed altri numerosi incarichi in Confindustria. Per lui, ex allievo del poli, si tratta di un ritorno a casa. Elemento giovane, con ancora sufficienti energie per gestire un doppio impegno, dietro la sua nomina è impossibile non vedere l'ombra di Confindustria, vera artefice delle ultime riforme universitarie. Di lui si ricordano le parole con cui premiò il suo successore al Lingotto, Sergio Marchionne, come “Torinese dell'anno 2006”: "Con Sergio Marchionne premiamo una persona che è stata ed è un esempio formidabile per Torino e per tutto il mondo dell'impresa. Un esempio che è entrato nella memoria e nel cuore di ogni torinese". Nella nostra memoria di Marchionne ricordiamo il referendum ricatto, le epurazioni degli operai che si sono opposti, gli stabilimenti chiusi, mentre non ricordiamo alcun piano industriale di rilancio. Dove sarebbe questo “esempio formidabile”? E dove ha recepito tutto questo “affetto” nei confronti del manager canadese? Di certo non ai cancelli FIAT....
Andrea Mazzetti, 47 anni, manager responsabile di “Portfolio Strategy” a livello internazionale della Ferrero, residente in Lussemburgo. Anche lui è un figliol prodigo e anche per lui breve passato in Fiat, poi McKinsey e Andersen Consulting, prima di approdare all'impero dolciario albese. Ecco l'imprenditoria buona, quella che tiene alto l'orgoglio italico in giro per il mondo, il volto “gentile” del capitalismo dietro al quale si cela un altro colosso industriale che pesa nelle decisioni della nostra università. Intesa-San Paolo, Fiat, Ferrero, Confindustria: tutta l'imprenditoria di casa nostra mette piedi e mani nell'organo che solo guiderà le scelte strategiche del nostro ateneo. E a queste figure potremmo aggiungere il Direttore Generale Davide Bergamini, per lunghi anni responsabile finanziario con diversi compiti alla corte dell'ex impero automobilistico degli Agnelli. In questa nuova veste avrà poteri molto più ampi rispetto ai vecchi direttori amministrativi, con l'esclusivo compito di razionalizzare il sistema, cioè precarizzare, comprimere i salari erodendoli il più possibile (i buoni pasto sono già stati tolti ai lavoratori del Politecnico), eliminare ogni resistenza sindacale.

Una prima domanda ci appare quasi ovvia: come un CdA composto da persone con impegni così incombenti e che quindi ogni volta fatica a raggiungere il numero legale può svolgere i delicati compiti ad esso assegnati?
Un'altra situazione evidente è l'assenza di manager pubblici. Non pecchiamo di ingenuità: sappiamo bene che poco cambierebbe, perché l'amministrazione pubblica torinese è ugualmente “infiltrata” da manager molto vicini alle grandi imprese e perché il pubblico ormai svolge l'esclusiva funzione di garante degli interessi privati. E sappiamo bene che il buon Marchionne non ha certo bisogno di mettere suoi uomini in CdA per poter imporre alla nostra università scelte anche di grande rilevanza: corsi dedicati (Ing. dell'autoveicolo), tanto quanto sedi dislocate nel nulla (Mirafiori), acquistate giusto per far un favore a Fiat e rilevare (dietro pagamento) capannoni che nessun altro si sarebbe accollato. Tuttavia la presenza così massiccia e formale dei capitali privati all'interno della governance accademica dimostra come la guida degli atenei sia ormai spudoratamente in mano ai privati e risponda esclusivamente ai loro interessi di profitto, senza per altro che le aziende stesse debbano accollarsi l'intero onere del finanziamento della struttura che resta in gran parte delegato al fondo di funzionamento ordinario ed ai fondi per il merito che saranno distribuiti agli atenei “virtuosi” dal ministero. Ecco il modello universitario confindustriale: riduzione degli investimenti e affidamento della gestione delle risorse pubbliche alle imprese private.

Quello che qui ci preme sottolineare non è tanto la presenza di tali soggetti (come già detto, dentro o fuori dal cda cambia poco, perché il vero potere lo esercitano molto a monte delle assemblee), quanto il fatto che queste scelte siano avvenute grazie ad uno statuto ritenuto da molti un esempio di democrazia, che avrebbe dovuto limitare i danni della legge Gelmini grazie al lavoro di ricercatori e studenti che hanno partecipato alla “Commissione Statuto”. E grazie alle nomine del Senato che avrebbe dovuto scremare queste 3 candidature da una lista di 25 elementi, eliminando gli “impresentabili”. Se questo è il meglio che si possa fare, se questo è il CdA più indipendente che si potesse ottenere, allora una volta di più ribadiamo che noi non crediamo a nessun processo democratico che passi per queste istituzioni. Sappiamo bene che anche le rappresentanze studentesche non servono ad altro se non a legittimare questi luoghi decisionali chiara espressione di interessi baronali e confindustriali dando loro una parvenza democratica, illudendo noi studenti di poter incidere realmente nella gestione delle nostre università.
Il diritto allo studio, che non è solo diritto al sostegno economico, ma anche diritto a ricevere un'istruzione libera ed indipendente, a sviluppare un pensiero critico, a soddisfare istanze di emancipazione soggettiva, a poter approfondire coi propri tempi i propri interessi, a poter sviluppare le proprie capacità cooperando coi compagni, non potrà mai essere garantito da nessun CdA, tanto meno da un CdA guidato e diretto da chi pone il profitto privato quale unico scopo vitale. Sappiamo bene che rettori, baroni, professori universitari e imprese private condividono la stessa visione e gli stessi obiettivi, perseguono un modello di università che sia al servizio del mercato, producendo figure professionali sempre più precarizzate, competenze segmentate e in rapida obsolescenza, favorendo linee di ricerca funzionali alle esigenze delle imprese più che ai bisogni collettivi della società, riproducendo un sapere parcellizzato, nozionistico, alieno da ogni possibile visione critica.

Dopo anni di riforme che hanno progressivamente mercificato le università, stiamo arrivando al passaggio finale, il passaggio formale del potere dal pubblico al privato. Così se da una lato l'università, e il nostro poli in primis, scarica i costi sugli studenti e sui lavoratori, aumentando le rette (nell'ultimo anno sono già aumentate di quasi il 40% e le mazzate maggiori devono ancora arrivare) e comprimendo i salari, tagliando i servizi ed i corsi offerti, sostituendo i dottorati con borsa con quelli non retribuiti, dall'altro cerca di procacciarsi i finanziamenti dai soggetti privati, offrendo in cambio il controllo diretto sulla ricerca e sulla didattica svolte nel nostro ateneo. Di fronte alla scomparsa anche dell'apparenza formalmente democratica delle istituzioni, ci appare ormai chiaro come non sia nelle stanze del potere accademico e nei meccanismi della rappresentanza che noi, studenti e lavoratori, possiamo far valere i nostri diritti. Al contrario è solo con l'autorganizzazione e l'impegno di tutti i giorni che possiamo costruire la nostra università ed i nostri diritti di studenti oggi e di lavoratori domani.

 

Ci vediamo tutti i venerdì alle 16 nella nuova sede!

 

ColPo - Collettivo Politecnico

inserito il 26 Mar 2013

Il Collettivo Politecnico esprime la massima solidarietà ai compagni di Milano condannati per le mobilitazioni studentesche del 2008. A seguire riportiamo il comunicato dell’Assemblea di Scienze Politiche di Milano: in quelle stazioni, in quelle strade, in quelle piazze c'eravamo tutti!

Chi controlla il passato, controlla il presente e il futuro

LA STORIA NON SI SCRIVE NEI TRIBUNALI

Solidarietà agli studenti condannati per le mobilitazioni del 2008

Il 25 Marzo 2013, il Tribunale di Milano ha emesso la sentenza di primo grado verso alcuni studenti per la tentata occupazione della stazione di Milano Cadorna, avvenuta durante il periodo di mobilitazione noto come “movimento dell’Onda”. Si tratta di 4 condanne dai 5 ai 9 mesi per un totale di quasi 3 anni di condanna per reati che vanno dalla violenza a pubblico ufficiale, al lancio di oggetti, all’istigazione a delinquere.

“Mai quest’onda mai mi affonderà, gli squali non mi avranno mai…”

Colpendo gli studenti che si sono battuti con più decisione, si tenta di rinchiudere dentro i tribunali un grande movimento, che tra il  2008 e il  2009, si batté sia contro la riforma Gelmini, sia contro le politiche neoliberiste di governo e Confindustria. Centinaia di migliaia di persone scesero in piazza nei cortei, nei blocchi stradali e delle stazioni, nelle occupazioni delle facoltà e delle scuole; le nostre rivendicazioni non riguardavano soltanto l’ambito studentesco: collegarsi alle lotte dei lavoratori, contro i licenziamenti, o contro l’ulteriore precarizzazione della forza lavoro, erano parole d’ordine assunte da buona parte del movimento.

Chi governa sa benissimo che il mondo della formazione, afflitto dai continui tagli al diritto allo studio imposti dalla crisi e dal regime di austerity, è sempre più funzionale ad un mondo del lavoro precario e senza alcuna garanzia. Solo in questi ultimi giorni si è  constatato – secondo fonti ISTAT – di come la disoccupazione giovanile tra i laureati sia aumentata in un solo anno del 35%, senza contare gli stage, il lavoro sommerso e gli impieghi senza contratto. Le stesse rivendicazioni del movimento studentesco dell’Onda sono perciò oggi più che mai valide, e ciò viene anche dimostrato dalla volontà dello Stato e degli organi repressivi di colpire quegli studenti che hanno continuato e continuano a lottare contro l’università e la scuola azienda, contro l’istruzione-merce, ricollegandosi alle lotte dei lavoratori e, più in generale, a quelle contro lo sfruttamento e la devastazione di vite e territori.

La risposta migliore ad un attacco repressivo è quindi continuare la lotta: per questo, pensiamo che si debba riportare la questione dalle aule dei tribunali agli studenti, ai giovani lavoratori che hanno dato vita a quelle mobilitazioni, e che ancora oggi si battono.

Sviluppare una memoria collettiva, da anteporre alla “memoria giudiziaria” significa prima di tutto porre le basi e affilare la critica per le future mobilitazioni, sia nella scuola che nel mondo del lavoro. Allo stesso tempo, è l’esempio migliore che si possa dare verso le giovani generazioni di studenti che, cercando di sviluppare la loro critica alla deriva aziendalista della scuola e dell’università, stanno già preparando la prossima Onda.

“Aspettando un’onda lunga, passa la cera un’altra volta.

Poi col vento nelle mani,  qui il futuro è già domani”

Ribellarsi era, è, e sarà giusto!

No all’istruzione merce!

No alla scuola/università-azienda!

ASSEMBLEA SCIENZE POLITICHE

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spomilano.noblogs.org

RED NET

Rete delle realtà studentesche autorganizzate

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inserito il 08 Mar 2013
ANTIFASCISMO E' ANTICAPITALISMO

ANTICAPITALISMO E' ANTIFASCISMO

Appello per la partecipazione allo spezzone studentesco al corteo per i dieci anni dall'assassinio di Dax.

 

Il 16 marzo 2013, in occasione del decimo anniversario dell'omicidio per mano fascista di Davide “Dax” Cesare, saremo in piazza per il corteo nazionale indetto a Milano; non solo una commemorazione, ma un momento di unione e rilancio delle lotte, le stesse che in questi dieci anni hanno animato Milano, l'Italia, l'Europa.
Crediamo che la lotta contro il fascismo non possa prescindere da quella contro il capitalismo ed è necessario sottolineare come il fascismo sia legato indissolubilmente alla storia del “progresso” capitalista. Come per il nazismo, il fascismo non è frutto di una degenerazione del potere, un “male assoluto” o un rigurgito di feudalesimo del XX secolo, ma la risultante di una precisa volontà del sistema capitalista di preservarsi ad ogni costo dalle spinte di emancipazione che le classi sociali subalterne hanno saputo mettere in campo. Nello specifico, le rivendicazioni dei lavoratori tornati a casa dopo il primo conflitto mondiale e le esperienze del biennio rosso in Italia e della Rivoluzione d'Ottobre, e il tentativo di rivoluzione spartachista in Germania. Quindi, lungi dall'essere un'ideologia definita, rappresenta uno strumento plasmato secondo le esigenze delle classi dominanti. Mentre la violenza fascista viene utilizzata per reprimere i momenti di forte opposizione sociale (come è stato nel periodo stragista degli anni '70), in assenza di movimenti di classe il fascismo si ricicla e assume un volto pulito e, attraverso una retorica populista, cerca di incanalare il malcontento. Essere antifascisti quindi non significa solo contrapporsi all'ideologia fascista, ma combattere un modello sociale basato su disuguaglianza e sfruttamento. Isolare il fascismo dal contesto economico capitalista in cui si è sviluppato e riprodotto nel tempo, significa accettare l'idea di un andamento inclusivo e democratico di questo sistema. Accettare la libertà che garantisce il dominio di pochi su molti.

È quindi fondamentale sviluppare una contrapposizione reale nei luoghi in cui si palesano le contraddizioni del sistema economico vigente, come nelle scuole, nell'università, nei quartieri, nei posti di lavoro.

Il corteo del 16 marzo sarà composto da tutte quelle realtà, soggettività, gruppi, che portano avanti questi percorsi di lotta, portatori di quella consapevolezza che impedisce, dove si sviluppano, l'attecchire di idee e pratiche razziste e sessiste.

Come sappiamo l’istruzione pubblica è soggetta ormai a continui tagli, indirizzati soprattutto verso le scuole o le facoltà universitarie meno funzionali alle esigenze del mercato, un mercato del lavoro che vuole lavoratori sempre meno qualificati, facilmente intercambiabili e quindi più ricattabili. L’insegnamento è sempre più nozionistico e teso a non dare margine di critica. La selezione di classe inizia già dalla scelta della scuola superiore e, attraverso lo smantellamento del diritto allo studio e l’innalzamento continuo dei costi di iscrizione e di frequenza, prosegue per tutto il percorso formativo. Quello che si cela dietro le ultime riforme scolastiche che si basano sul concetto di meritocrazia è tagliare a tutti per dare a pochi “meritevoli”, ossia a coloro che partono avvantaggiati grazie a una migliore estrazione sociale.

Il ruolo delle formazione è quindi fornire forza lavoro disciplinata e riprodurre l’apparato ideologico funzionale alle esigenze di quella classe dominante, che sta portando avanti l’attacco al mondo del lavoro, i tagli alla sanità, e sta falciando le conquiste di un secolo di lotte sociali.

Mentre a parole gruppuscoli di destra, più o meno estremisti, si dicono contrari a queste riforme, attaccano nei fatti i movimenti che vi si oppongono realmente, svelando così che lo scontro non è tra opposti estremismi ma tra sostenitori ed oppositori di questo sistema.

Riteniamo che scendere in piazza il 16 marzo come studenti sia importante per ribadire che la mercificazione del sapere e l’aziendalizzazione della scuola e dell’università non sono altro che  un prodotto del sistema capitalista che del fascismo si avvale a seconda della fase storica.

 



Invitiamo quindi tutti gli studenti, le studentesse e tutte le realtà a partecipare allo spezzone studentesco al corteo del 16 marzo.

Contro l'aziendalizzazione dell'università e della scuola, contro ogni fascismo.

 

 

Assemblea Scienze Politiche - Milano

 

 

Per info e pullmann da Torino scriveteci pure a colpo@autistici.org

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